schiavo della polvere

sofferenze e gioe di un libero scivolatore

non sarà più come prima

si è rotta la bolla che rendeva tutto bello e immortale

e che a noi niente poteva succedere.

stiamo male perchè è come se fossimo finiti noi stessi li sotto.

ognuno di noi è in parte rimasto per sempre in quel maledetto lago

ciao mamo, senza di te non sarà più come prima. 

dissociati

dissociati

viviamo dissociati il quotidiano urbano, pensando alla prossime curve dure o morbide che siano.

non e' una dipendenza, e'uno stato della mente. quello della leggerezza primordiale del gioco con gli

amici, dello stare negli elementi vivi e pulsanti della terra che senti sulla faccia.

ti ricordano che sei un piccolo punto di questo sistema. piccolo che sia, sempre parte del tutto.

L'anno del dragone

la leggenda vuole che nell'anno del dragone tutto sia coperto di un candido soffice mantello.

nonostante gli uomini continuino a massacrarsi sul pianeta, il dragone con la sua magia cerca di ricordarci

che siamo fatti di acqua.

dovremmo correre liberi e limpidi, prendere mille forme in un ciclo infinito.

perdiamo invece ancora tanto tempo a dividerci non cogliendo la nostra natura, non ascoltando la nostra

origine.

ma il dragone  ritorna paziente a ricordarci tutto ciò.

e forse un giorno ce la faremo.

a scorrere  fluidi come l'acqua 

senza conflitti e barriere. 

 

non più schiavo

scrivo a quasi un anno di distanza

per annunciare la mia liberazione

solo gioa per la polvere

niente sofferenza

cogli l'attimo

gli inverni forse non esistono più

semplicemente aspettare

senza affanno

e magicamente arriverà

è già arrivata 

 

giorni

queste sono le giornate che fanno di noi miseri esseri umani, entità leggere e soavi
questi sono i giorni che ci ricordano la magia della natura, del pianeta di cui non siamo degni
questi sono i giorni della polvere

un altro amico

un altro amico se ne andato
perchè amava troppo la montagna
ma si può non amarla "troppo" ?
ogni amico od amica che se ne va ci lascia questa domanda
la solita faccia scura
la gioia che diventa tragedia
ciao cristian
grazie per la passione che hai saputo trasmetterci

ancora

ancora una volta
ci sorprendi
ieri estate
oggi inverno
e poi di nuovo estate
non importa
ci hai ricordato quanto puoi
quanto sei
ed io sono contento
non solo per me stesso e per i discepoli del sacro fiocco
per la terra
che ha sempre tanta sete

perso


perso
fra megabites digitali scaricati
nello schermo musica e immagini
di gente sparsa per il mondo
che comunica ma non sa con chi
rete planetaria
quasi ci entro
con la testa non so dove sono
cosa ho perso cosa ho trovato
parole fluide, fronte madida di sudore
la mia polvere fa questo effetto
quando non c'è
o meglio c'è
ma è lontana

lontano l'inverno
lontane le nuvole
lontana l'aria fresca sulla faccia

le metriche della storia del rap mi tengono vivo
ancora non so per quando
perchè poi
mi ritroverò perso
con l'ammerica chee mostra sempre i muscoli
con il nano che ancora parla tutti i giorni
e ancora che lo lasciano parlare

grazie graffetti per la metrica e lo stil

essenza del scivolare

non avete mai goduto su firn ?
non avete mai goduto su pauder ?
non avete mai goduto su neve molle ?
immagino di si
scivolare è godere
curvare è godere
ingaggiare gobbe è godere
cavalcare la crosta è sucare
ma arrivare al suo termine....
in fondo quello che è importante è avere ai piedi due pezzi di legno e affrontare quello che troviamo sotto di essi
che sia ripido, molle, duro, farinoso non importa
sono solo dettagli
perchè il fiocco è volubile, effimero, metaformico, elastico
questa è la magia
questa è la nostra pazzia
scivolare
scivolare e dannarsi quando non si può più
quando in giorni caldi come questi pensi.."cazzo siamo quasi alla fine"
la sabbia, il costume, la roccia, i sentieri dove cammini e pensi che ancora mancano mesi di attesa per poter scivolare in quei luoghi che conosci diversi
scivolare è un dono
un regalo del cielo a cui non possiamo chiedere
possiamo solo aspettare con il cuore in gola
insieme ai cuggini
lontani da chi non capisce questa nostra attitudine
con amore e devozione

suona ancora

-giorno uno -  irrazionalità pura

boschina nella fiocca
gli occhi che si accendono di una luce pericolosa
il branco dei folletti del bosco parte a caccia del proprio fazzoletto fra alberi e salti di roccia
totalmente impazziti
totalmente felici

- giorno due - terre alte

cielo azzurro
 il pendio dei sogni
tutto da dipingere
tutto d'un fiato
e se te ne rimane ancora, non puoi che gridare quello che ti sei tenuto dentro
alzare le braccia e ringraziare per la tua prima traccia.
Poi il cielo si chiude
fiocchi leggeri scendono
 distrutto, gambe a pezzi
una musica meravigliosa profusa nell'aria
 mi sdraio faccia al cielo, godendomi quella danza magica
che ogni volta che ripete il suo giro, sa sempre stupire

pianura
a casa
rimballato nella confezione lavoro
con la bicicletta traccio linee fra la massa di giapponesi e altri cristiani fra piazza duomo e san babila, pensando alla boschina
ancora 48 ore e forse sarò di nuovo con lei
e con i folletti